Ancora sull’origine dell’Origami ….. (ultima parte)

L’origami approda in Occidente

L’arte dell’origami si diffuse sempre di più nel mondo grazie al maestro giapponese Yoshizawa che nel 1955 fornì i modelli originali,  per organizzare la prima mostra ad Amsterdam, tramite il medico Gershon Legman, il primo storico dell’origami.

Il successo fu enorme ed in parte inaspettato. L’Ambasciatore giapponese in Olanda ringraziò pubblicamente Yoshizawa per il contributo dato al miglioramento dei rapporti tra i due Paesi.

In seguito l’artista venne nominato ambasciatore di pace nel mondo dal governo giapponese.

L’eco di questo successo raggiunse anche gli Stati Uniti, dove l’origami da tempo aveva messo radici; nel 1958 Lillian Oppenheimer fondò a New York l’Origami Center e grazie all’incontro con Yoshizawa divenne famoso in Occidente tanto quanto lo era in Oriente.

Di lì a poco, nacquero altre associazioni in Europa: la British Origami Society nel 1967, il Centro Diffusione Origami nel 1978.

La tendenza continua, tanto che oggi, ogni Paese europeo ha almeno un’associazione di origamisti. Lo stesso vale anche per l’America Latina.

Se Yoshizawa elevò l’origami da tecnica ad arte, sono molti gli artisti che hanno percorso questa strada fino in fondo; valga per tutti l’esempio di Eric Joisel. Grazie alla sua formazione artistica, l’incontro con la carta gli ha permesso di esprimere tutta la sua creatività e fantasia ai massimi livelli.

I suoi lavori lasciano a bocca aperta, tanto più se si pensa che si tratta pur sempre di un foglio di carta piegato e messo in forma senza usare colla né tanto meno forbici.

L’origami ormai è noto in tutto il mondo e gran parte del merito va al codice steso da Yoshizawa con Randlett e Harbin, che ha permesso e favorito lo scambio d’informazioni con una velocità mai vista prima.

Inoltre, il fatto che l’origami sia approdato in Occidente senza quel corollario di significati mistici e religiosi che lo connotano in Giappone, ha concesso agli occidentali una maggiore libertà, consentendo loro di partire alla scoperta di tutte le nuove possibilità che si possono intuire  o che si presentano di volta in volta. Tanto per cominciare ci si è “sganciati” dal quadrato e si sono esplorate le potenzialità di atri formati: triangolo equilatero, esagono, ottagono, rettangoli di ogni sorta.

Sono state anche esplorate nuove forme e tecniche: lo studio della geometria ha ricevuto notevole impulso dall’arte dell’origami.

L’origami modulare, poi, ha trovato la sua madrina in Tomoko Fusè, che continua a far conoscere alla comunità origamistica internazionale i risultati dei suoi sforzi, esplorando ogni forma di geometria solida sia reale sia di fantasia con risultati sempre eccezionali.

Il principio dell’origami modulare è relativamente semplice: ogni foglio si incastra nel precedente e costituisce al tempo stesso un incastro per il successivo. In pratica ogni foglio diventa un modulo da unire agli altri.

Non c’è limite al numero di moduli: sono note costruzioni con oltre 60.000 moduli.

Parallelamente, le applicazioni dell’origami nella vita quotidiana sono divenute sempre più frequenti: gli airbag installati sulle automobili, per esempio, derivano da un’applicazione origami (si tratta di piegare nel minimo spazio una data superficie in modo che si espanda con il minimo sforzo alla massima velocità) e persino la lente del telescopio Hubble è stata “spedita” nello spazio piegata in modo tale che, una volta a destinazione, si potesse riaprire con un semplice clic.

Anche la medicina si è ispirata a un principio dell’origami per progettare i moderni stent usati in chirurgia vascolare.

Non meno importanti sono i risultati ottenuti usando l’origami per il recupero e la cura di soggetti con disturbi psicologici.

Si deve incredibilmente ad un ricercatore della N.A.S.A, Robert J. Lang la completa formalizzazione teorica dell’origami. Al pari di Lang, altri personaggi e scienziati famosi si sono occupati di origami e questa disciplina è oggi oggetto di studio approfondito da parte dei matematici.

In definitiva, l’origami è uno strumento potente, potentissimo; è innegabile che sia cresciuto, in misura esponenziale negli ultimi decenni.

E’ cresciuto, ma non è cambiato. Nella filosofia orientale si dice che l’unica costante del mondo sia la sua trasformazione: l’origami rappresenta questo concetto quasi alla perfezione.

Da un modello, attraverso una successiva modifica ne nasce un altro, che a sua volta subisce delle variazioni dalle quali scaturisce un altro modello e poi  un altro ancora, senza soluzione di continuità.

A questo punto, non resta che prendere un foglio e cominciare a percorrere la strada che porta nel mondo sterminato e pressoché infinito dell’origami.

Buone pieghe a tutti.

“Breve storia dell’origami” tratta dal volume “Origami tradizionali giapponesi” di Francesco Decio e Vanda Battaglia, editing di Federica Romagnoli pubblicato nel 2014 dall’editore nuinui.

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