Pandemia: quale futuro per i Senior?

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E’ finita, per colpa della pandemia, l’epoca in cui pensare all’età senior come fase della vita pienamente attiva e costellata di nuove opportunità? Ed è ora di rassegnarci ad una vita di isolamento e senza mobilità, più simile a quella che i 60enni, i 70enni e gli 80enni vivevano fino a pochi lustri fa che non a quella a cui ci eravamo abituati di recente?

I segnali che lo fanno presumere, e che gettano nello sconforto e nell’inquietudine i senior, sono numerosi.

  • Il virus colpisce soprattutto le fasce di età più anziane e il 95% dei decessi per il Covid in Italia sta riguardando gli over60.
  • Chi sta progettando la ormai famosa fase 2 del contagio (quella delle riaperture graduali) lo sta facendo immaginando che le persone delle fasce di età più anziane siano gli ultimi ad uscire di casa.
  • La Presidente della Commissione Europea ha messo sull’avviso: è possibile che gli anziani debbano rimanere in isolamento o limitare i contatti “sino alla fine dell’anno”, è pesante ma “è una questione di vita o di morte”.

Sintetizza bene questa nuova prospettiva Paolo Conti sul Corriere della Sera del 14 aprile: “Siamo abituati da anni a fare i conti con quei «diversamente giovani» che, a 80 anni, sono attivissimi, progettano il futuro, viaggiano e si innamorano, curano il proprio aspetto e si dedicano allo sport, alle attività culturali, si costruiscono insomma un ultimo capitolo all’insegna della leggerezza e dell’ottimismo senza pesare sui figli e sui nipoti.

Il coronavirus, nel giro di poche settimane, sta cancellando un quadro così idilliaco. Fino a poco più di un mese fa la terza e quarta età erano viste (dalla pubblicità e dal mercato) come un’isola di serenità. Oggi sono assediate dalla paura del contagio, della sofferenza, della morte.”

E’ possibile che la rappresentazione del senior e dell’anziano che si è andata affermando negli ultimi anni e che Osservatorio Senior ha contribuito a costruire e diffondere abbia subìto un duro colpo. E’ anche probabile che effettivamente le restrizioni alla mobilità e al contatto sociale, così come le raccomandazioni a starsene a casa, continueranno a riguardare le persone nella terza e quarta età più a lungo rispetto a quelle più giovani.

Quel che però è più importante e che, a mio modo di vedere, ci dirà come vivremo nel futuro, è l’atteggiamento di fondo che dominerà le menti di senior e anziani: rimarrà (anzi, si irrobustirà) un atteggiamento fiducioso sulla possibilità di una lunga vita in accettabili condizioni di salute ed economiche? sulla possibilità di vivere appieno gli anni a venire sul piano intellettivo, fisico, relazionale?

Oppure prevarrà una crescente non fiducia nelle proprie capacità e possibilità, una paura bloccante che impedirà persino di pensare a costruire un futuro appagante per gli anni che rimangono da vivere?

Immagino che oscilleremo molto tra questi due estremi.

Da una parte, va riconosciuto che stiamo riscoprendo di essere più fragili di quanto pensavamo fino a poco tempo fa e la consapevolezza di questa dimenticata fragilità ci terrà compagnia per parecchio tempo.

Dall’altra parte, è probabile, e auspicabile, che il portato di anni in cui abbiamo progettato una “buona vita” anche in età che un tempo erano solo di declino, ci sosterrà nel riuscire a continuare a “pensare il futuro”.

Senza contare che i progressi acquisiti dalla medicina e della scienza – virus a parte – continueranno a produrre anche in futuro i loro benefici effetti, di cui potremo godere.

Fonte:

https://osservatoriosenior.it/2020/04/pandemia-quale-futuro-per-i-senior/

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